Certo, non si pretende la dedizione e l'impegno di qualche anno fa, quando le commesse ti seguivano nel camerino e aiutavano a spogliarti, quando per verificare se la misura dei calzoni era corretta infilavano le mani per valutare la presenza di spazio vitale in condizioni estreme, o ti controllavano l'altezza del cavallo con straordinarie manipolazioni e sofisticati palpeggiamenti.
In pratica ti facevano sentire a tuo agio, non dico che si era invogliati ad acquistare ma poco ci mancava, un sorriso, l'affabilità, un cosiglio o un parere le facevano sentire quasi amiche.
Oggi no, sono automi, molto serissime, con poca voglia di parlare, non contraddicono, ti porgono la merce e aspettano, un pò infastidite per averle distratte dai loro pensieri. La colpa potrebbe ricercarsi nel cambiamento subito dal mercato: griffe, negozi monomarca, pubblicità, ormai i clienti entrano nei negozi conoscendo già quello che desiderano acquistare. Marca, modello e prezzo, se c'è bene, altrimenti si prova in un altro posto.
Queste lavoratrici dovrebbero prendere spunto dalle colleghe che vendono un'altro genere merceologico, dalla loro intraprendenza nel ricercare ed attirare il cliente con nuove proposte, la perizia nell'esporre la merce, l'interesse che hanno nel soddisfare le richieste degli avventori e il riserbo col quale le svolgono, l'eleganza e la sobrietà con cui vestono.
Occorre sempre tenere presente che il commercio è il volano di quel complesso meccanismo che è l'economia e di conseguenza della società. Un poco d'amore in più da parte della commessa, per il proprio lavoro, lubrifica tutto il marchigegno.








